Gerolamo Airenta

GEROLAMO AIRENTA UN SEMINARISTA TRA I MILLE

di Valerio Benelli

Il piccolo paese ligure di Rossiglione, in provincia di Genova, ha ricordato, all’inizio del mese di settembre, il garibaldino Gerolamo Airenta, un giovane, forse l’unico, rossiglionese partecipante alle imprese dei Mille. L’occasione è venuta da una mostra a carattere filatelico-tematico organizzata dall’AICAM (Associazione Italiana Collezionisti di Affrancature Meccaniche) che per l’occasione ha realizzato un’impronta, come quelle rosse dei Comuni o degli enti pubblici e grandi aziende per in tenderci

Le notizie essenziali su Gerolamo Airenta si possono ricavare dal lavoro di Giuseppe Cesare Abba, scrittore e suo amico, dall’impresa dei Mille ai suoi ultimi giorni.

Proprio dal lavoro di Abba “Da Quarto al Volturno: Noterelle d’uno dei Mille” troviamo una prima notizia, molto interessante, sul profilo morale del garibaldino Airenta

«Fino ad ora non conosco che Airenta, dei nuovi. Egli, mentre scrivo, dorme lungo disteso, colla testa appoggiata alla sua sacca, vicino ai miei piedi. È un giovane d’oro. Ci conoscemmo ieri, ci trovammo qui, ci siamo promessi di star sempre insieme. l suoi maestri del seminario arcivescovile di Genova, quando sapranno il passo che ha fatto!», Cosi scrive Giuseppe Cesare Abba in una noterella del 6 maggio 1860 e da queste poche righe deduciamo che Gerolamo sia scappato dal Seminario dove la sua famiglia l’aveva destinato.

L’atto di nascita ritrovato presso il Comune di Rossiglione così recita: «Al n. 35 delle Nascite : L’anno del Signore 1842 ed alle sedici del mese di settembre alle ore 4 pomeridiane, nella Parrocchia dell’Assunta in Comune di Rossiglione: E’ stato presentato un fanciullo di sesso maschile nato li quindici del mese di settembre alle ore nove pomeridiane nel distretto di questa parrocchia, figlio di Giovanni Battista Airenta, di professione benestante, domiciliato in Rossiglione e della Signora Paola Pizzorni di professione benestante domiciliata in Rossiglione, coniugi Airenta, cui fu amministrato il Battesimo del Rev. Francesco Nervi e sono stati imposti li nomi di Giovanni Battista Gerolamo ». Se ne deduce pertanto che, a nemmeno diciotto anni, il giovane Airenta fugge dal seminario per imbarcarsi con Garibaldi per la Sicilia sul piroscafo Lombardo.

Sulla vita breve di Gerolamo Airenta ci sono giunte soltanto notizie essenziali, tuttavia sufficienti (per chi sappia interpretarle) a comprendere la sua indole e l’ambiente familiare in cui crebbe. Suo padre era un ricco proprietario; ebbe cuore di patriota; la madre educò Gerolamo e l’altro figlio Giulio ad elevati sentimenti: patria, umiltà, generosità, fraternità. Gerolamo dimostrò sempre grande amore per sua madre; Abba dice che Giomo (così Gerolamo veniva soprannominato) ne parlava continuamente «nelle notti del campo, parlandone sempre, ei mi faceva vedere là in una villa turrita, solitaria, mezzo sepolta nella verdura, fuor di Genova» e più sotto aggiunge «quella madre santa» per l’amore che donò alla Patria, consacrandole i suoi due figlioli e per il dolore in cui ella visse avendoli lontani. Da un libretto che il Comune di Rossiglione editò nel 1961, in occasione del centenario dell’Unità d’Italia a cura di Emilio Costa “Giuseppe Cesare Abba e Gerolamo Airenta. Storia di un’amicizia” si apprende che” quando Gerolamo lasciò il seminario per partire con le camicie rosse di Garibaldi, i genitori certo approvarono quella decisione; nel 1859 avevano lasciato partire volontario Giulio con l’esercito sardo”.

Anima ardente di patriota, Gerolamo Airenta fece con onore tutta la campagna del 1860 con i Mille, durante la quale si distinse particolarmente al Ponte dell’Ammiraglio. Fu amato e stimato dai suoi compagni che del loro Giorno (così era chiamato) apprezzavano la mitezza del carattere e ila bontà del cuore.

Gerolamo Airenta, scrisse Luigi Russo in una nota del volume di Abba «è il compagno che l’Abba sentì più vicino, per umiltà di cuore e di ufficio, nelle peripezie varie dell’impresa».

Il 21 luglio 1866 erano entrambi a Bezzecca: Abba era partito il 29 maggio con la scolaresca pisana, Airenta da Sampierdarena. Si distinsero per valore: Abba si meritò la medaglia d’argento; Airenta cadde prigioniero e fu deportato in Boemia. Tornò malato e depresso, non si risollevò più; l’esaurimento gradatamente si andava aggravando. Passò qualche anno e la vita di Giomo non era che un delirio.

Si spense a trentatré anni il 21 dicembre 1875 nel San Lazzaro di Reggio Emilia, un ospedale per alienati. La sua salma fu trasportata nel cimitero di Piacenza.

Sulla sua tomba fu scolpita la seguente epigrafe dettata da G.C. Abba:

A/GEROLAMO AIRENTA/LIGURE/UNO DEI MILLE/MORTO IL 21 DICEMBRE 1875/FIGLIO, FRATELLO, CITTADINO DI TEMPRA ANTICA/IN GUERRA DI CRISTIANA DOLCEZZA/ANIMA AVIDA DI LUCE DALL’ALTO/A 33 ANNI ACCETTAVA LA MORTE/COME COSA GENTILE E SANTA/RIPOSA OR QUI TRA LE DUE FEDI DE LA VITA/L’UMANITA’ E DIO/GIULIO FRATELLO POSE